DUELLI E SPARI NEL CENTRO STORICO

San Settimio, la rievocazione fino a tarda sera. Un tuffo nel 1643, con armi d’epoca.

Jesi. L’annuncio delle novità 2009 con cui la città ha voluto arricchire la tradizione della festa e delle fiere patronale ‘hanno data al centro storico i tamburi che col loro rimbombo  hanno accompagnato lungo Corso Matteotti i circa 60 rievocatori del corteo storico per la rievocazione “Jesi 1643”.

Stavolta non ci sono stati clima e ambientazione medievale delle celebrazioni federiciane o per il palio di San Floriano. Jesi si è tuffata nel cuore del 1600, il secolo di Molière e dei moschettieri, del Barocco e dei “bravi” manzoniani. Suggestioni che si potevano trovare nei cappellacci e nei pennacchi delle milizie delle ronde, oppure nelle ricette del malato immaginario, eppur storicamente vere, che i medici in nero di piazza Spontini illustravano fra ampolle e alambicchi (“Frammenti di viscere di vipera femmina”). Perché il ‘600? Perché se la più antica memoria di fiere di settembre a Jesi è datata 1304,  è però nel 1635 che al consiglio generale di città viene detto che:

Per utilità e commodo del pubblico si vuole una fiera nel giorno di San Settimio, nostro protettore

Ed è stato ad una circostanza di qualche anno più tardi che si è voluto far riferimento con rievocazione “Jesi 1643”, curata dalla associazione Tabularasa e proposta dall’assessorato al Turismo e sviluppo economico.

Nel 1643 a Jesi si arruolavano soldati, motivo per farlo a quanto pare ce n’è sempre stato ed il sospetto ahimè è che sempre ce ne sarà, per la “Guerra di Castro”. Evento bellico nato quando sul Ducato di Castro nella Tuscia (Alto Lazio), proprietà dei Farnese, mettono gli occhi sullo Stato della Chiesa ed in particolare Papa Urbano VIII Barberini e famiglia. Contro le truppe pontificie entrano in ballo veneziani e modenesi ed è alla difesa di Ferrara dagli attacchi di questi 152 soldati scelti jesini, capitanati da Cinzio Guglielmi, vengono destinati. Tutto questo e non solo è stato rievocato ieri.

Armi d’epoca, dimostrazioni e illustrazioni di vita militare e quotidiana di allora, esibizioni di suonatori e teatranti ad animare vie del centro storico con curiosità e concorso di pubblico via via crescenti. Non sono stati lesinati applausi davanti a scaramucce e duelli, al boato degli spari di moschetti ed archibugi, allo spettacolo di cavalli e falconi ed alle spiegazioni che hanno accompagnato il tutto.

Hanno partecipato Compagnia della Picca e del Moschetto di Novi Ligure, Gruppo storico militare Saboya 3 di Lonate Pozzolo, Compagnia di Santa Brigida di Torino e i falconieri de  l’antico volo di Jesi.

Il pubblico ha potuto ridere e divertirsi in piazza delle Monnighette con gli spettacoli “La principessa solitaria” e “le nuvole” a cura dei Giullari del Diavolo, ha seguito l’esibizione degli Errabundi Musici ed ha fatto anche la fila: in piazza Colocci, al banco presso i più piccoli aspiranti soldati ma non solo potevano firmare con penna d’oca e inchiostro la patente d’arruolamento nelle milizie pontificie, ed in piazza Spontini dove si coniavano nel piombo e distribuivano Fiorini. Qualcuno ha chiesto di ripetere l’operazione con l’euro, gli è stato risposto di pazientare attorno ai 350 anni…

Jesi 1643 è riuscita. Ora la tradizionale tombola ed i tre giorni di fiere e bancarelle.

Fabrizio Romagnoli

 



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