FERRI CORTI

di spadaccini, soldati ed assassini.

Con i termini “daghetta” e pugnale si usa per convenzione definire una arma corta “da accompagno” utilizzata insieme alla spada, nel XVI e nel XVII secolo, nella pratica del duello per parare ed offendere. Questa arma, quasi sempre, si distingue dagli altri pugnali per le dimensioni maggiori della lama e per i bracci generalmente arcuati verso il basso e spinti in avanti per migliorare la possibilità di presa e bloccaggio della lama della spada avversaria.

Alla metà del XVI secolo la scherma di spada e pugnale si era enormemente diffusa tanto da divenire quella pili largamente praticata ed affrontata nei manuali dei pili importanti trattatisti dell’epoca.

Già Manciolino, nel1531, dedico molto spa­zio a questa pratica assieme alle tecniche di spada e cappa e spada e rotella. Anche il successivo Marozzo, che pubblicò la sua “Opera nova” nel1536, dedicò molto spazio alla scherma di spada e pugnale e spada e “pugnale bolognese”, termine questa atto a descrivere un’arma corta di dimensioni ragguardevoli.
Secondo Agrippa, che scris­se il suo saggio nel1553, il combattimento di spada e pugnale prevalse di gran lunga quello di brocchiere e cappa. Giacomo Grassi, nel 1570, sancì il predominio del­la tecnica di spada e pugnale rispetto alle altre tecniche distinguendosi in una carat­terizzazione delle due armi che divennero particolarmente efficaci. La teoria di Gras­si prevedeva, ad esempio, che al pugnale fosse affidato il compito di difendere la si­nistra del combattente solo dal ginocchio in su. Nel1610 il Capoferro descrisse l’uso dell’arma in questo modo:
Del pugnale, ci basterà….ricordar solamente, che sia stato trovato per salvarsi meglio, caso che  l’avversario, che io sparo la botta  attendere al parare, mi trasse dove li tornasse più comodo, che meglio non si può adoperar il pugnale, che per risposta. E si come tutti i comodi arrecano, & apportano qualche incommodo, così è avvenuto ancora al gioco del pugnale, il quale non si può adoprare senza scoprire anco più la vita , e scortare un poco la linea del ferire. Questa e il fine del pugnale, ma l’arte disuata poi alla sua prima mira, diede ad esso, si come come fece ancora alla spada, diversi effetti, i quali meglio con la spada sola, si metterebbono in opera, senza andar dietro a tali lunghezze”.
Nel 1653 Alfieri ribadì l’utilizzo di questa tecnica riproponendo senza innovazioni  concetti espressi nel 1606 da Fabris ed Alfieri.
Nell’ambito della scherma il pugnale (o daghetta) si utilizzò fino agli anni settanta del Seicento per poi cadere in disuso.
Le armi corte, pugnali e daghette, non vennero impiegate solo nell’ambito della scherma appaiate alla spada ma anche utilizzati come arma singola.
Il Marozzo ad esempio dedicò a due suoi allievi un capitolo dedicato all’utilizzo di queste armi:
A Voi M. Giacomo Crafter d’Augusta & M. Ioanni Battista dai Let­ti, come figliolo & scolari miei carissimi, accioccè di me voi ve ricordiate, sopra a molte prese di pugnale ve darò consiglio, perché accadendo a voi potiate esser provvisti più commodamente a diffendervi; et perciò alcuna volta ve degnerete sopra di tal prese riguardare, et di me Achille vi ricorderete & in dette prese vi darò sempre di ciò che in lo scrivere mio stia più comodato & cosi con la memoria starete attenti, perché nella parte precedente darò princi­pio al nome del Signor Nostro Messer Giesù Cristo & della Gloriosa Vergine Maria, nostra intercedente“.
L’ impiego di queste armi ai “ferri corti”, ovvero nel com­battimento ravvicinato, era frequentissimo sia nell’ambito civile, dove erano impiegate per risolvere contese di varia natura: risse, questioni d’onore, assassinii, etc, che in quel­lo militare dove l’impiego di questi “attrezzi” era dedicato alle più svariate applicazioni: nello scontro corpo a corpo, nel combattimento in spazi ristretti e nel contesto di scon­tro di formazioni di picchieri dove alcuni fanti erano soliti raggiungere il nemico, passando sotto i fasci di picche per colpire il nemico con armi corte. Tra il1550 ed il 1650 questi “ferri corti” si caratterizzarono per una gran varietà di modelli generalmente caratteriz­zati da un elso, a bracci dritti o ricurvi, dotato di un anello che, ribadito al blocchetto, aumentava le capacita protettive dell’arma. A partire dai primi anni del Seicento all’anello si accompagnò e poi si sostituì il cosiddetto “guardamano“, a forma di conchiglia o a veletta. Le tipologie ad anello e a “guardamano” convissero fino agli anni quaranta del seco­lo quando prevalse la seconda tipologia che si accompagnò all’uso della spada “a tazza“. Queste armi furono definite nel tempo con i termini di “daga a vela” o “mano sinistra”. Anche le lame si diversificarono a seconda dell’utilizzo per forma e dimensioni. Su fornimenti uguali si trovano “in­cavalcate“: lame larghe e sottili a sezioni di losanga, lame di forte spessore sgusciate ad uno o pili sgusci (in qual­che caso traforate), lame da “sfondagiaco” caratterizzate da una punta di forte spessore molto acuminata, lame con tallone sodo e fili convergenti alia punta, lame a fili paralleli e molte altre tipologie. Alla meta del Seicento le daghette a “guardamano” si caratterizzano per l’impiego di lame ad un filo solo (o a filo e mezzo) spesso dotate di un ampio tallone fornito di denti di presa per bloccare la lama  avver­saria. Sempre allo scopo di imprigionate la lama della spada avversaria si diffusero le daghe da presa, caratterizzate da robuste lame “a pettine” dotate di denti atti ad imprigionare la lama nemica, e le daghe a seste caratterizzate da una lama dotata di due seste che mediante una apertura a scat­to meccanico ampliavano la possibilità di catturare l’arma avversaria.
In questo breve articolo l’autore intende ripercorrere la storia di queste armi attraverso Ia pubblicazione di alcuni esemplari appartenenti a due raccolte private. Si ringrazia per la gentile disponibilita l’amico Sergio Morara.
Figura 2. Daghetta da duello. Veneto o Germania meridionale. Fine del XVI sec.lunghezza 470mm Figura 3. Daghetta da duello. Germania meridionale. Fine del XVI sec. lunghezza 400 mm Figura 3. Daghetta. Italia del Nord, Veneto? . Fine del XVI sec. lunghezza 373 mm
Fig. 5: Daghetta. Italia del nord, Germania. Fine d el XVI sec. Lunghezza 460 mm. Fig. 6: Daghetta da duello. Veneto o Germania meridionale. Fine del XVI sec. L. 565 mm Fig. 7: Daghetta da duello.Veneto o Germania meridionale. Fine del XVI sec? L. 498 mm. Fig. 8: Daghetta da duello. Italia. Inizio del XVII sec. L. 422 mm
Fig. 9: Daghetta da duello. Italia del nord, Veneto?. Inizio del XVII sec. L. 410 mm. Fig. 10:Pugnale da duello con lama a sfondagiaco. Italia del nord? Inizio XVII sec. L. 450 mm. Fig. 11: Pugnale da duello con lama a sfondagiaco. Veneto o Germania Inizio XVII sec.L.440mm. Fig. 12: Pugnale da duello con lama a sfondagiaco. Veneto, Brescia? Inizio XVII sec. L. 430 mm
Fig. 13: Pugnale da duello. Veneto, Brescia? Inizio XVII sec. Lunghezza 330 mm Fig. 14: Pugnale da duello. Italia del nord? Inizio XVII sec. Lunghezza 585 mm. Fig. 15: Pugnale da duello. Italia del nord o Germania. Inizio XVII sec. Lunghezza 545 mm. Fig. 16: Pugnale da duello. Germania? Inizio XVII sec? Lunghezza 429 mm
Fig. 17: Pugnale da duello con lama a sfondagiaco a sez. triangolare. Italia? Inizio XVII sec. L. 390 mm. Fig. 18: Daga a seste. Europa. Inizio XVII sec. Lunghezza 429 mm. Fig. 19: Daga a vela. Italia o Spagna. Meta del XVII sec. Lunghezza 515 mm. Fig. 20: Daga a vela. Milano? Meta del XVII sec. Lunghezza 425 mm.
 di Massimiliano RIGHINI
 Selezionato da Andrea CATANI

 



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