LA CARBONERIA a FRATTA

L’evento si ripete ormai da diversi anni, calamitando l’attenzione di un numero sempre più vasto di curiosi ed appassionati. È la rievocazione storica di una tragica vicenda accaduta nel Lombardo-Veneto all’epoca della Restaurazione, dove furono coinvolti alcuni patrioti di Fratta Polesine affiliati alla società segreta dei Carbonari. Abbattere la tirannide austriaca in nome di un’Italia unita, indipendente e repubblicana era il loro scopo. Un evento questo che ebbe ripercussioni internazionali. Ne abbiamo parlato con il professor Mario Cavriani, ideatore ed organizzatore della manifestazione.

La circostanza che scatenò la repressione poliziesca fu il banchetto organizzato il giorno di San Martino del 1818 nella prestigiosa villa cinquecentesca Grimani-Molin ora Avezzù-Pignatelli, dalla padrona di casa, donna Cecilia Monti d’Arnaud (affiliata alla società segreta francese della Spilla Nera). Al banchetto erano stati invitati alcuni esponenti locali della Carboneria, ex militari napoleonici, borghesi, aristocratici e anche un sacerdote. Ma qualcuno fece la spia; gli austriaci vennero a conoscenza del luogo e dello scopo dell’incontro, così pure dei nomi degli invitati e li tennero d’occhio. Un mese dopo ebbe inizio una vera e propria retata che si estese oltre Fratta a tutto il Polesine con più di trenta arresti. Tradotti nelle carceri di Venezia dal 1819 al 1821 i patrioti subirono estenuanti interrogatori e processi che, per alcuni, si conclusero con condanne a morte per alto tradimento. Sentenza poi tramutata dall’Imperatore Francesco I in lunghi anni di carcere duro da scontare nelle prigioni dello Spielberg, in Moravia oggi nella Repubblica Ceca.

Lo stesso carcere che accoglierà, di li a poco, anche i più noti Carbonari lombardi Federico Confalonieri, Piero Maroncelli e Silvio Pellico. Negli anni Trenta del secolo scorso, su iniziativa del Governo italiano e della Società Dante Alighieri, per ricordare le sofferenze patite dai nostri patrioti, venne costituito all’interno dello Spielberg il ” Museo del Patrioti Italiani “. Nel 2005 un maldestro disegno ventilato dall’Amministrazione di Brno di trasformare questo luogo ( diventato nel frattempo un monumento simbolo per l’Europa, come ” Carcere dei popoli ” ), in un albergo di lusso, venne per fortuna sventato – riferisce Cavriani, presidente dell’Associazione Minelliana di Rovigo – anche per l’interesse e la mobilitazione attivati dalla delegazione polesana da lui formata, che tempestivamente corrispose all’appello della direzione dello Spielberg e mobilitò sul caso gli organi di stampa, i servizi radiotelevisivi, i parlamentari italiani, le Ambasciate, nonché i Sindaci di molti Comuni per sottoscrivere una petizione contro tale progetto. Da tale incontro è nato uno stretto rapporto di amicizia e collaborazione sia tra gli Istituti culturali di entrambe le nazionalità che tra Fratta Polesine e la città di Brno; è stata favorita la ripresa degli studi sulle Società Segrete e portata a termine, grazie al contributo della Fondazione Cassa di Risparmio Padova e Rovigo, la digitalizzazione di tutti i documenti riguardanti i prigionieri italiani nel carcere dello Spielberg, dal Risorgimento alla prima guerra mondiale.

E’ proprio per questo periodo della storia italiana che è nata l’idea nel 2002, in coincidenza con il convegno internazionale sulla Carboneria di organizzare una rievocazione dello storico banchetto di Fratta Polesine. “Si voleva ricordare quei giorni drammatici-precisa il prof. Mario Cavriani-presidente dell’Associazione Culturale Minelliana, soprattutto per mettere in risalto che non si trattava di un fatto isolato, in quanto le vicende di Fratta erano collegate con la rete di altre società segrete nazionali e internazionali e si intrecciavano saldamente con i due tentativi rivoluzionari del 1815 e del 1817; il primo quello, intrapreso dal Re Gioacchino Murat di conquistare militarmente l’Italia dal Sud per unificarla; il secondo relativo alla fallita espansione della insurrezione carbonara di Macerata e Ancona nelle Marche. Con il passare degli anni – racconta con soddisfazione il presidente della Minelliana – la manifestazione continua a riscuotere ancora grande interesse, tanto da costringere l’Amministrazione Comunale di Fratta Polesine diventata organizzatrice dell’evento, ad iterare per ben tre volte il ” banchetto “, come è accaduto lo scorso anno, per consentire ai tre, quattrocento ospiti di assistere allo spettacolo con gli attori in costume, diventando essi stessi ogni sera co-protagonisti. Attori ed invitati dunque si fondono e si confondono, entrando a far parte della storia d’Italia, che passa attraverso Fratta, un piccolo Comune polesano dal glorioso passato storico, che trae le sue origini dall’Età del Bronzo, cresce nella magnificenza rinascimentale di Villa Badoer, realizzata da Andrea Palladio, si esalta agli ideali patriottici della Carboneria, eleggendosi infine come luogo di nascita dell’eroe mondiale dell’idea socialista Matteotti. A fare da cornice all’evento di Fratta Carbonara sono ancora le superstiti dimore dei patrioti che, si racconta, fossero tra di loro collegate da passaggi segreti e cunicoli: ” Ma, invero – osserva Cavriani -, questa, più che altro, è una diceria assai diffusa per avvolgere in un aura di mistero fatti lontani nel tempo”. Nonostante tutto, ed a prescindere dalle leggende che sono state costruite attorno, la rievocazione di Fratta Carbonara appare, a tutti gli effetti, come l’unico evento di drammatizzazione e spettacolarizzazione della Carboneria Italiana, che costituisce un momento di commemorazione, ma anche di festa di sicuro richiamo turistico. Necessario per non dimenticare uno dei momenti più eroici della storia della Nazione.

PASSEGGIANDO TRA LE VILLE CARBONARE DI FRATTA POLESINE.

L’itinerario inizia con la visita a Villa Molin Avezzù, splendida dimora di scuola palladiana completamente affrescata. Fu edificata tra il 1556 e il 1558 in occasione delle nozze di Lucrezia Loredan con Vincenzo Grimani, e fu proprio in questa villa che si consumò l’episodio più noto della carboneria frattense, “il banchetto”, avvenuto nella giornata dell’ 11 novembre 1818. La polizia catturò ed imprigionò poi nella fortezza dello Spielberg quasi tutti i carbonari qui convenuti. Costeggiando il canale Scortico ed addentrandoci nel giardino romantico di Villa Labia, si raggiungono le altre dimore dei carbonari: la seicentesca Villa Monti e Villa Dolfin lungo via Guanella, Villa Cornoldi-Fanan, già residenza del carbonaro Antonio Villa, in Via Ruga. Proseguendo lungo la passeggiata riviera – scolo Valdentro, ci si imbatte, ancora, nelle altre ville carbonare: Villa Oroboni, dimora del conte Antonio Fortunato Oroboni, amico e compagno di Silvio Pellico morto nel carcere dello Spielberg e, a poca distanza, Villa Franchin visibile da Via Campagna Vecchia. L’itinerario non può che terminare con una visita alla casa natale di Giacomo Matteotti, in Via Ruga, appena restaurata e inaugurata ufficialmente il 29 maggio 2009 nell’ottantacinquesimo anniversario della morte dello statista e destinata a diventare Casa-Museo. L’itinerario è sto proposto ai turisti e ospiti convenuti nel giorno principale della manifestazione, con una carrozza guidata dai Tecnici Engea Toso Matteo e Girotto Mario, trainata da una instancabile pariglia, e illustrato da una guida Turistica dell’Associazione culturale turistica Cedi.

 

 



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