LA POLVERIERA TORNA ALLA CITTA’

Una mostra sulla Grande Guerra

Il primo giorno della dichiarazione di guerra, Ancona fu la prima città ad essere bombardata. A dare il fuoco è la flotta della Marina imperiale austroungarica, salpata da Pola con quattro cacciatorpediniere, venti torpediniere, tre idrovolanti e dieci corazzate. I bombardamenti durano un’ora e venti, dalle 3.40 alle 5 del mattino. In 68 perderanno la vita. È la risposta dell’Austria-Ungheria all’Italia, che appena tre ore prima le aveva dichiarato ufficialmente guerra. È la prima azione bellica della Grande Guerra sul Fronte italiano, che coglie di sorpresa un’Ancona disarmata ed impreparata. Era il il 24 maggio del 1915. In ricordo, è stata inaugurata al parco del Cardeto la mostra “Ancona nella Grande Guerra – La città dove fu sparato il primo colpo”. Ad ospitarla, evento nell’evento, la Polveriera Castelfidardo fresca di restauri, che, da deposito di materiale esplosivo, è stata riconvertita nel nuovo Auditorium comunale.

Alcuni cenni storici sulla polveriera.

Progettata da Giuseppe Morando per costruirla occorsero due dal 1864 – 1866 sotto il Regno d’Italia. Uno degli aspetti operativi più importanti per la difesa di una piazzaforte riguardava la quantità di polvere da sparo che si poteva immagazzinare nei depositi e, a questo riguardo, la dotazione minima necessaria per una Piazza come Ancona veniva ritenuta essere di 500.000 chili. Invece, nel 1861, la disponibilità presente in loco era di soli 321.000 chili, così distribuiti:

Cittadella (4 depositi): 40.000 kg

Campo trincerato (Beato Amedeo): 180.000 kg

Cardeto: 6.000 kg

Cappuccini (San Benedetto): 75.000 kg

Batt. Lanterna: 12.000 kg

Batt. Sant’Agostino: 5.000 kg

Batt. Santa Lucia: 3.000 kg

Altre batterie: 22.000 kg

Solo la polveriera Beato Amedeo nel Campo Trincerato della Cittadella, costruita dai Francesi durante il periodo napoleonico, e la polveriera San Benedetto, ricavata nei locali sotterranei del Bastione di San Paolo sul colle Cappuccini, potevano considerarsi dei magazzini veri e propri, mentre gli altri non erano altro che la dotazione di servizio della rispettiva postazione.

Per sopperire a questa carenza, inizialmente fu nominata l’ennesima Commissione che, dopo aver visionato diversi immobili fuori delle mura cittadine che potevano essere adattati a ospitare polveri da sparo, aveva indicato Villa Ferretti-Malatesta quale unico immobile idoneo. Si tratta di quella costruzione ancora esistente tra Corso Amendola e Viale delle Vittoria, di fronte alle Scuole Elementari “De Amicis”. Giuseppe Morando si oppose a questa scelta in quanto, tra spese da sostenere per gli interventi di adattamento e il tempo necessario all’esecuzione dei lavori, ritenne più conveniente proporre la realizzazione di una struttura da costruirsi ex-novo indicandone direttamente l’ubicazione: “collocata alla gola del Forte Garretto in sito concertato col Comando Territoriale d’Artiglieria, defilato da ogni parte e in terreno demaniale”.

Il ministero approvò quest’ultima proposta e si giunse così alla realizzazione di una polveriera che prese il nome di “Castelfidardo” in onore alla battaglia che aveva consentito di liberare le Marche dal dominio papale.

Situata nella sella posta tra i colli Cardeto e Cappuccini, si trova a breve distanza dalla caserma Villarey, che era la sistemazione logistica del personale addetto. Inoltre, la posizione baricentrica rispetto ai forti Cardeto e Cappuccini e alle batterie S. Giuseppe e S. Teresa rendevano la polveriera strategica per i rifornimenti delle artiglierie.

La costruzione iniziò nella primavera del 1864 e fu portata a termine nell’autunno 1866. Il magazzino è lungo 26 metri per una larghezza di 13, poteva ospitare 200.000 kg di polvere da sparo ed era “alla prova”, capace cioò di resistere alla prova di un bombardamento. Il progetto redatto da Morando per la sua realizzazione ricalcava i dettami dell’epoca circa la costruzione di analoghe strutture militari sulle cui caratteristiche strutturali esistevano già trattati tecnici a cui ci si doveva attenere.

Il materiale era conservato nel locale centrale costituito da un unico vano voltato dall’altezza di 8 metri occupante l’intera lunghezza dell’edificio per una larghezza di 7 metri, lo stesso vano veniva soppalcato per consentire lo stoccaggio di un maggior numero di barili di polvere. Due ambienti laterali, sempre voltati ma di un’altezza di soli 3 metri, correvano lungo le pareti laterali e servivano da collegamento, oltre che da galleria per la circolazione dell’aria. Infatti, uno dei requisiti fondamentali di una polveriera era quello di mantenere l’umidità dell’ambiente entro limiti tali da non compromettere l’efficienza delle polveri. Per questo motivo, il locale era rivestito di doghe in legno. La circolazione dell’aria era assicurata da due ordini di sfiatatoi all’interno della muratura laterale del vano polveri comunicanti con delle prese d’aria a forma circolare sistemate sulla facciata dell’edificio e con i corridoi laterali. Nelle giornate particolarmente umide, gli sfiatatoi si potevano chiudere.

Un altro problema di cui bisognava tenere conto nella costruzione di una polveriera era il pericolo di esplosioni. Per questo l’edificio fu realizzato in una conca di terreno, in parte naturale in parte artificiale, con l’interposizione di muri di cumuli di terra tra il deposito e l’area circostante, Un muro di contenimento in mattoni correva lungo tutto il perimetro isolando la struttura, mentre tra le volte del soffitto dei localie la copertura del tetto era stato interposto uno strato di terra sabbiosa. In caso di esplosione interna, i cumuli di terra avrebbero limitato i danni che si sarebbero potuti causare alle costruzioni vicine, mentre la terra contenuta nella volta, ricadendo sulla polveriera stessa, avrebbe soffocato l’incendio conseguente all’esplosione.

Tecnicamente rispondente alle esigenze belliche, la polveriera fu arricchita da Morando con decorazioni e rifiniture che la rendono diversa da un mero edificio militare e le conferiscono un pregio architettonico difficilmente riscontrabile in strutture analoghe. Per celebrare casa Savoia, furono poste sulle facciate lo stemma sabaudo e una lapide commemorativa, le fasce intorno all’apertura, i denti ed i piedritti delle arcate, i cornicioni del tetto non furono realizzati con pezzi speciali bensì utilizzando gli stessi materiali da costruzione che successivamente venivano scalpellati sul posto onde ottenere le forme volute. Il sapiente uso della pietra d’Istria in alcuni elementi costruttivi (grondaie, chiavi di volta, basi dei plinti, ecc…) interrompevano la continuità cromatica del mattone.

Un particolare interessante dell’apparato ornamentale è riscontrabile della realizzazione del muro di cinta; gli scoli di drenaggio delle acque sono incorniciati in figure geometriche a rombo realizzate con mattoni più chiari rispetto al resto del muro. Questo tipo di decorazione richiama quella realizzata nel XVI secolo da Antonio da Sangallo il Giovane nei locali sotterranei del vicino bastione di San Paolo sul Colle Cappuccini; qui analogamente troviamo la decorazione di una delle volte dei corridoi realizzata intercalando mattoni di colori diversi così da ottenere una serie di figure geometriche di forma romboidale. All’epoca della costruzione della Polveriera Castelfidardo, questi ambienti ipogei erano utilizzati come polveriera a supporto del sovrastante forte Cappuccini e pertanto erano sicuramente conosciuti da Morando.

Attualmente l’immobile è stato sottoposto ad un accurato restauro che l’ha riportato all’aspetto originario; nell’ambiente centrale è stato ricavato un auditorium, mentre nei corridoi laterali si svolgono mostre ed esibizioni. Fino al maggio 2016, nei fine settimana, è allestita la mostra del Comune sulla Prima Guerra Mondiale. I locali sono interamente visitabili.

La polveriera Castelfidardo si trova nell’attuale Parco del CardetoPer arrivare alla zona interessata, conviene dirigersi presso l’ex caserma Villarey (oggi sede della Facoltà di Economia dell’Università Politecnica delle Marche). Sulla destra, un cancello, dà su una rampa zigzagante in salita. Alla fine della rampa, prendere a sinistra e percorrere un lungo corridoio che fiancheggia la caserma. Alla fine di questo sentiero, a sinistra di un muro alla Carnot (dotato di feritoie), continuare sempre dritto tra due edifici diroccati (a sinistra, le vecchie scuderie e a destra un edificio abbandonato ben più recente). A destra, poco dopo l’edificio abbandonato, si apre l’ingresso alla polveriera.

Indirizzo per navigatore: Piazzale Martelli, Ancona

Coordinate GPS: 43.621596, 13.519546

Bus: 11



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