LA VITA NELLE RETROVIE

Par_Feriti GG

I feriti della Grande Guerra

Moltissimi soldati che fecero ritorno dal fronte dopo la conclusione della Grande Guerra portarono con sé i segni di questo terribile avvenimento sia a livello psicologico che a livello fisico.
Si calcola che durante la guerra rimasero feriti circa un milione di soldati italiani. Si tratta di un numero molto elevato che però non sorprende se si tengono in considerazione gli effetti devastanti delle nuove armi ed i lunghi periodi di permanenza in trincea dei soldati.

Nonostante nelle retrovie della pianura friulana e veneta si potessero contare fino a 200mila posti letto (un numero elevato se si considera come l’Austria-Ungheria ne avesse pochi di più) i soldati che giungevano feriti negli ospedali da campo andavano spesso incontro a delle complicazioni, anche mortali. All’inizio del secolo infatti la medicina e la chirurgia presentavano ancora parecchie lacune e le condizioni igienico-sanitarie, specie durante le operazioni, erano catastrofiche.
Il problema più grande era quello delle infezioni. Gli antibiotici infatti non esistevano ancora e una ferita qualsiasi, anche la più banale, poteva trasformarsi in qualcosa di molto più grave. Spesso chi giungeva in ospedale dalla prima linea era già stato colpito da un’infezione o dalla cancrena gassosa. Se la ferita si trovava su un arto, l’unica soluzione era l’amputazione. Chi invece veniva colpito all’addome, al torace o alla testa aveva pochissime possibilità di sopravvivere.

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